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SESSO A TRE

 

“Mi dichiaro colpevole, signori della corte.” Che frase grottesca le era uscita , e le sarebbe scappato da ridere a pronunciarla se non fosse stata in quel frangente dominata da una altra preoccupazione, quella di un incombente piacere. Ma ormai da qualche minuto la sua natura razionale aveva ampiamente derogato il controllo della sua mente e del suo corpo a quel potente elisir che produce il nostro istinto quando è stimolato nei suoi punti più sensibili. Era scivolata dentro in quel loro gioco opponendo dapprima un certo scetticismo, poi cercando di opporsi in un modo abbastanza prevedibile ma mai contrastandolo in maniera netta. Si era divertita molto di più a saggiare le sue capacità di lettura di quel diversivo quotidiano. Ora era stata sorpresa dalle sue stesse reazioni, e si sarebbe poi domandata come mai troppo spesso le persone si ostinano a rifiutare le situazioni che poi si dimostreranno per loro le occasioni più deliziose per conoscere il proprio lato nascosto.
Nascosto da chi e cosa poi? Ma certo, la risposta la sapeva! Tutto ciò che rappresentava per le persone uno strumento di liberazione dagli incubi quotidiani era da sempre stato messo all’ indice dall’ etica, dalla morale sedimentatasi in secoli e millenni di storia ad uso e consumo di una casta dominante. Il piacere secondo questa imperitura casta era qualcosa da standardizzare secondo regole che si adattavano alle esigenze della mediocrità, perché solo in questo modo la mediocrità stessa di chi dettava queste regole non ne sarebbe stata messa in cattiva luce. In fondo si trattava dell’ eterna lotta tra l’ amore e l’ odio, e non tanto tra il bene e il male come poi venne a sostenere qualcuno. L’ odio è figlio primigenio dell’ invidia, e nessun argomento umano è capace di destare maggiore astio e risentimento che la mancante capacità di dare e ricevere piacere. Invece il bene e il male convivono in ciascuno di noi, ed armonizzarli al nostro interno è l’ unica prova di moralità possibile. Armonizzarli, non separarli per distruggerne uno dei due a seconda delle convenienze del momento.
Ma queste riflessioni Michela le avrebbe certo fatte in un momento successivo, nelle sue tarde serate alle prese con l’ imminente sonno quando la sua razionalità era nel momento più alto di unione con la sua capacità immaginativa. Ora gli unici pensieri su cui voleva focalizzarsi erano che lei era lì, mezza stravaccata su una poltroncina in similpelle con le gambe allungate e divaricate e una mano che non ne voleva sapere di sganciarsi dal suo sesso sempre più famelico di emozioni. Prese il dito che stringeva il capezzolo e lo portò alla bocca, come per assaggiare i suoi umori corporali e guardare eccitata le reazioni di quei due amanti da cui era stata sottilmente catturata. Giulio e Silvia le si avvicinarono ancor di più, ognuno al lato opposto della sua poltrona. “Bè tesoro, per fortuna che questa scostumata ha ammesso le proprie responsabilità, non l’ avesse fatto avremmo dovuto procedere d’ ufficio, non credi?” “Oh senza dubbio cara, basti vedere in quali pose smodate la signorina si va atteggiando per togliere qualsivoglia dubbio sulla sua colpevolezza”. Li sentiva parlare mentre aveva voglia di socchiudere gli occhi e lasciare che quella irreale conversazione continuasse, sopra di lei e dentro di lei. Sentiva che qualsiasi conclusione a cui fossero arrivati i due avvocati l’ avrebbe comunque portata a un piacere inedito e fino ad ora mai sperimentato. Ma non poteva sottrarsi nemmeno al gioco verbale ora: “Signori cercate di capire. E’ vero che le prove della mia reità sono sotto i vostri occhi che mi stanno severamente giudicando, ma dovete considerare la complessità della natura umana che, come ben sapete, non è fatta di sole regole da rispettare ma anche di emozioni che non si possono controllare.” Intanto percepì la mano di Giulio muoversi verso di lei mentre lo guardava, e una sensazione di solletico immediatamente susseguente che le fece roteare leggermente le gambe verso l’ interno. Chiuse per qualche secondo gli occhi mentre l’ estremità del frustino le carezzava l’ interno della coscia collantata, provocandole una sensazione di totale abbandono. “E’ inaudito come non ci sia più alcun freno nella integrità di questa ragazza, caro. Alla minima sollecitazione sia essa verbale o fisica sembra raggiungere un nirvana a noi sconosciuto.” E così dicendo Silvia allungò il suo frustino verso il braccio disteso di Michela, carezzandolo fin sulle spalle e il collo e duplicando il piacere e l’ ansia di lei nel sentirsi sempre più tra due fuochi. Lei si sentiva ormai di burro, si chiese come sarebbe riuscita ad allungare ancora per molto il suo piacere che invece pareva voler esplodere sotto la sua pelle ambrata. Una leggera pelle d’ oca le increspava le braccia ora, e non era il freddo. “Si, devo ammettere che Michela si dimostra capace di provare e al tempo stesso esibire reazioni e sensazioni che in un'altra persona bisognerebbe attendere a lungo. Ora però mi par chiaro che la sua discesa nel vizio ha assunto modi e tempi irrefrenabili e sia il tempo di porvi un deciso freno. Tu avvocatessa che ne pensi?” “Davvero la tua analisi non fa una piega, amore. Guarda solamente come si agita ora il suo corpo di fronte a un semplice lembo di pelle che le sfiora le membra. Si è ora di arrestare la sua discesa verso gli abissi della turpitudine.” Giulio si rivolse a Michela:”E lei, imputata, ha qualcosa da dire a sua discolpa? Le ricordo che qualsiasi cosa dirà potrà essere usata contro di lei.” Lei nel mentre aveva piegato ancora le gambe verso l’ interno e un altro bottoncino della camicetta si era slacciato sotto la pressione delle sue tette generose che andavano gonfiandosi sempre più. “Signori giudici, come già vi dissi non ho scusanti da addurre se non quelle già citate. Se ritenete di dover adottare nei miei confronti provvedimenti restrittivi sono disposta ad accettare il vostro verdetto. Con una sola preghiera, che queste piacevoli sensazioni che destano tanto giustificato biasimo da parte vostra non vengano interrotte.” E li guardò languidamente mentre non cessava il suo instancabile lavorio di polpastrelli. “Vieni cara, aiutami a spostare l’ imputata più in là, avremo più spazio per il procedimento penale da cui è attesa.” Silvia si mosse all’ unisono con lui nello spostare la poltroncina di Michela, che fu portata di fianco alla finestra dell’ ufficio, vicino al grande armadio di ciliegio che dominava la sala. “Ma….dove mi portate, signori giudici?”, ridacchiò lei la cui curiosità era in quel momento talmente forte che avrebbe volentieri vestito da giudici togati i due subdoli complici per vivere al meglio quella fantasia che stava diventando una piacevolissima storia. “Dove potremo finalmente ricondurti alla sobrietà, cara”, disse Silvia mentre lui le prendeva il braccio e dolcemente lo sollevava al di sopra delle spalle di lei. “Oooh…no vi prego…perché….”, fece moine lei intanto che il suo polso veniva fasciato da un drappo di seta finissima e l’ altra estremità legata alla maniglia della porta-finestra. “Su cara, vedrai che se non riusciremo a mettere un limite alla tua sregolata attività ormonale quanto meno metteremo le tue mani in condizioni di non nuocere.” Fu Silvia a parlarle mentre si apprestava a fare l’ identica cosa con l’ altro braccio di lei, portandolo in alto ed assicurando il drappo di seta agli anelli di ferro delle porte dell’ armadio. “Hmmm….era la cosa più crudele che potevate farmi….sapete bene che non sto più resistendo….vi prego signori della corte, siate clementi.” Nel frattempo Giulio si era avvicinato a Silvia e i due mostravano i primi visibili segni di eccitamento reciproco, forse Michela si stava dimostrando una giocatrice più abile di Lisa. “Uuh la senti caro, l’ abbiamo solo per un attimo sottratta a quel lungo esercizio autoerotico che si era regalata e subito lei si lamenta. Io trovo che sia molto egoista da parte tua, Michi.”, le disse chinandosi verso di lei seduta, mentre Giulio da dietro cominciava a slacciare la camicetta bianca dell’ avvocatessa. Michela scoprì con sorpresa che al di sotto ella nascondeva un insospettabile bustino in pizzo nero che le fasciava la vita, relativamente stretta in proporzione ai fianchi ben più forti. Quella donna inquietante….mai avrebbe pensato fino a pochi giorni fa che trovarsela in una siffatta circostanza non solo l’ avrebbe trovato confacente al carattere di lei ma soprattutto che le sarebbe piaciuto da morire esserci coinvolta. “In effetti l’ imputata ha finora pensato solo al suo piacere personale disinteressandosi del tutto di ciò che le persone a lei vicine potessero provare.”, disse lui rivolto a Silvia, “E lo trovo un atteggiamento molto disdicevole. Non le farà male per un po’ di tempo rinunciare a questo suo egoismo dei sensi. Potrà sempre consolarsi osservando i suoi giudici di giuria prendersi le loro soddisfazioni.” Giulio le sfilò la gonna e si tolse a sua volta la maglia per esibire un torace piuttosto atletico e una vita piatta, doveva essere un uomo abituato a fare sport per mantenersi un quella forma invidiabile, pensò Michela mentre avvertiva sempre più intenso e lontano il piacere che le si addensava giù in basso, dove ora non poteva arrivare. Quella seta che le legava i polsi era così morbida…..avrebbe voluto esserne fasciata su tutto il corpo per assaporare a pieno la carezza di quel tessuto sulla sua pelle bianca e liscia. Ora aveva proprio bisogno che qualcosa di avvolgente, di calmante le passasse sopra la muscolatura che per lo spasimo incipiente di piacere era tutta in tensione. Fece l’ atto di muovere le braccia come per liberarsi, sapeva che li avrebbe eccitati: “Uhh hmmm…..Vi prego signori, liberate queste mie membra incatenate, vi do la mia solenne promessa che non mi rigetterò a compiere quei gesti osceni che hanno turbato la vostra raffinata sensibilità.” Intanto le mani di Giulio si stavano spingendo più in profondità tra le pieghe di Silvia, sfilandole il gonnellino corto mentre lei si sganciava le autoreggenti. “Tu che ne pensi caro, l’ imputata mostra segni di sincero ravvedimento o è solo un subdolo trucco per giungere alla sua liberazione….?”. “Liberazione che certo le consentirà di tornare a dare empio spettacolo incurante del ludibrio interiore ed esteriore a cui sottoporrà lei stessa e anche noi.”, ribattè lui mentre lentamente snodava il busto sulla schiena di lei. “E’ vero sai, questa scostumata allieva non merita la nostra generosità ora. Obblighiamola ad osservare i suoi giudici mentre si dedicano al vero piacere carnale, che lei mostra di saper raggiungere solo con il suo egoismo.” Il busto di Silvia cadde a terra, scoprendo i suoi seni aristocratici, due coppette di champagne larghe ed arcuate che non avevano alcun bisogno di essere sorrette nemmeno dopo 40 anni di esistenza. Michela li osservò per qualche secondo, a lei che aveva sempre trovato un po’ ingombrante il suo petto florido parvero quasi due boccioli appena fioriti e molto eleganti. In realtà sapeva che questa sua formosa peculiarità era desiderata da molti uomini ed invidiata da altrettante donne, e trovò piacevole ora questo contrasto scenico con l’ ambigua avvocatessa. “Oh no perché siete così crudeli con me, signori, costringermi ad assistere al vostro piacere mentre io languo nel mio tormento interiore….se proprio non debbo essere liberata, almeno potessi evitare di guardare, mi sarebbero risparmiate le sofferenze di un piacere negato.” E voltò il capo dall’ altra parte socchiudendo gli occhi, e per essere certa che il suo velato messaggio fosse colto ribadì questa sua intenzione: “Non fatemi guardare, ve ne scongiuro. Farò ciò che il vostro capriccio desidera ma risparmiatemi questo supplizio.” I due soci si guardarono per un attimo sorridendo lievemente e mentre i primi baci di lui raggiungevano il collo e le spalle di lei, si intesero che avrebbero soddisfatto al più presto la richiesta di Michela. Giulio si recò nel cassetto della scrivania e ne estrasse un fascio di seta rossa, e portandosi dietro la sedia di lei lo arrotolò e le cinse la fronte nascondendole la vista. Questa nuova sensazione di essere ora anche bendata si aggiungeva alle tante che già le scuotevano i sensi, e sentì che sarebbe andata presto in fibrillazione se qualcuno non le avesse almeno sfiorata la pelle entro pochi secondi. Il suo desiderio di stimolazione era ora talmente evidente sottopelle che i due avvocati non poterono rimanerne indifferenti. Tra l’ altro questa nuova condizione di lei legata e bendata aveva alzato di un gradino il loro stesso incombente piacere, e decisero di sperimentare un gioco che già conoscevano ma che mai li aveva annoiati in passato. Li sentì camminare attorno alla sua poltroncina, i tacchi di lei e le suole morbide di lui. Li immaginava scambiarsi baci e carezze e silenziosi cenni d’ intesa, la eccitava questa loro perversa complicità e soprattutto il fatto di essere al centro delle loro attenzioni, indispensabile protagonista di quel gioco che adesso credeva fosse iniziato chissà quanto tempo fa. Passò un attimo di silenzio e poi un suo gemito di piacere reagì a un sottile sfioramento delle sue cosce, per qualche secondo poteva sentire nell’ aria solo i suoi respiri vocianti e le sue gambe tornarono a piegarsi verso l’ interno costrette dalle carezze del frustino. La sua pelle era solleticata in modo appena percettibile da quell’ inedito strumento di piacere, essere così stimolata le dava sensazioni prima inimmaginabili, era come una minaccia e una delizia allo stesso tempo. Non finì di gemere e già un'altra sensazione simile e molto più vicina la sorprese, ora era il suo collo ad essere sfiorato dallo stesso attrezzo, come un serpente ne veniva avvolta e lo lasciava libero di muoversi verso l’ incavo del suo petto. Ma i serpenti ora erano due e questo la stava facendo quasi impazzire di piacere. Avrebbe venduto l’ anima al diavolo in questo frangente pur di sentire su di sé una mano, un corpo che placasse quell’ adrenalinica sensazione di estatica tensione che come un magnete la stava attirando verso un buco nero denso di piacere. Sentì una mano risalirle la vita per catturare i bottoni della sua camicetta ancora allacciati e lentamente liberarli dalla prigionia della stoffa color arancio. Era da qualche settimana che non sentiva su di sé una mano maschile, quell’ ultima sua storia con un ex compagno di studi era durata poco e si era ripromessa di mettere in secondo piano le prospettive relazionali almeno finchè non fosse riuscita a salire i suoi primi gradini di aspirante avvocatessa. Ma era davvero una mano maschile quella che finì di slacciarle l’ ultimo bottone e le scostò delicatamente di lato la camicetta? Non avrebbe saputo dirlo con nessuna certezza, ma sapeva anche che le importava ben poco di chi fosse quella mano finchè le avesse dato percezioni epidermiche così gradevolmente graffianti. Sentì un brivido caldo sull’ addome nel sentirsi liberata da uno dei tanti soavi vincoli a cui era in quel momento sottoposta. “Uhhh gaudentemente delizioso, non trovi cara?”, disse lui rivolgendosi alla sua compagna. “Si Michela questa volta ha superato sé stessa in buon gusto, dovrai assolutamente dirmi dove hai trovato quel reggiseno cara.”. Stavano ammirando il suo pezzo forte di quel giorno, aveva deciso di indossarlo quella mattina quasi presagisse senza reali motivi di poterlo far ammirare a qualcuno. Era un reggiseno di pizzo rosato, con interno sfoderato e si intonava splendidamente con il suo incarnato chiaro. Le piaceva sempre di più sentirsi al centro del ring, essere osservata e desiderata per la sua sensuale bellezza e la sua eleganza in un modo che non credeva di poter mai sperimentare. I suoi capezzoli svettavano ora in mezzo alle grandi aureole dei seni, erano talmente sollecitati che pareva volessero bucare il delicato tessuto intimo che li comprimeva. Avvertì l’ estremità del suo seno lambita da qualcosa di leggero che si insinuava attorno al capezzolo, e la sua bocca non seppe trattenere un sorriso di traverso da cui uscì un lungo gemito. Le gambe ripresero a roteare e a sollevarsi senza freni inibitori, il piacere ora le stava affluendo verso sud con un’ intensità di una tempesta tropicale. “Bastardi hmmmm…..finirete col farmi delirare, perché lo fate….hmmmm….” “Caro credo che l’ imputata voglia interrompere questo processo sai?”, disse Silvia sorridendo verso di lui. Prima che potesse ribattere fu Michela a replicare: “No….no non smettete ora, ve ne prego signori……hmmm…..è già così in fase avanzata il tormento che mi state infliggendo ora che interromperlo sarebbe un delitto.” Percepì due dita sganciarle il ferretto del reggiseno. “Hai visto tesoro, Michela non diceva sul serio. Ella è certo consapevole di quanto giusta, e a quanto pare gradita sia la pena che le stiamo regalando.”, disse Giulio mentre Silvia le si avvinghiava attorno alle gambe baciandolo sul collo e sul petto. “Si se questo processo è inevitabile vi chiedo almeno che vada fino in fondo….sono disposta a scontare la pena che deciderete di infliggermi ma non fermatevi ora, non resisterei……..” Dopo qualche attimo in cui li sentiva amoreggiare a due passi da lei fu di nuovo il silenzio, e di nuovo dopo il silenzio quella sensazione sulla pelle. Ora i frustini erano due, e roteando lentamente attorno a ciascun seno ne raggiungevano il centro sopraelevato, stimolandolo con la lingua biforcuta e facendolo ballare nell’ incavo, solleticandolo e imprigionandolo alternativamente. Michela ora gemeva in modo quasi lamentoso, senza nemmeno più supplicare di poter raggiungere il piacere in altra maniera che non questa. Le sue mutandine erano ormai un temporale di agosto e Giulio le sfilò la seta dal polso destro mentre abbracciato a Silvia continuavano a produrre nella ragazza le sensazioni più intense col solo ausilio di quel sottile strumento di piacere. La mano di Michela schizzò come un’ anguilla verso il suo sesso per carpire con il tocco delle dita il flusso del suo fluido erotico che in quegli attimi era incontrollabile. I gemiti e le sensazioni di lei piano piano si ammorbidirono mentre lasciava scorrere il frutto del piacere al suo interno e la pelle le si distendeva dopo un prolungata tensione a cui si era sottoposta, con quello che credeva solo un impulso di una curiosità passeggera. Pensò per un attimo da quanto tempo doveva essere seduta lì, le pareva da tutto il pomeriggio almeno ma la pendola sopra le scrivania segnava le 16.30. Il tempo le si era amplificato nella sua percezione, troppa era stata la sorpresa e la carica elettrica di quell’ inedita partita di piacere. Ora i due avvocati si erano scostati leggermente dalla sua postazione, li udiva sospirare tra loro e dovevano essersi disinteressati di lei una volta provocatale quell’ intensa eruzione erotica. Chissà che facevano, si chiese, e subito si diede dell’ ingenua, era chiaro che dopo essersi eccitati giocando con lei e su di lei stessero ora godendo del frutto carnale più pieno. Certo in quella circostanza si sarebbe rilassata ancor meglio osservando le movenze erotiche dei due soci piuttosto che con la benda di seta rossa che ancora la teneva al buio, un’ oscurità che peraltro trovava ancora piacevole. Le parve riconoscere dal suono dei gesti e dei loro sospiri che la bionda avvocatessa dovesse essere impegnata ora a soddisfare un esigenza erotica di lui sotto il basso ventre, e le sembrava di avvertire la sua sagoma piegata o inginocchiata di fianco alla scrivania. Rimase ancora un po’ di tempo su quella comoda poltroncina finchè li sentì riavvicinarsi a lei, e vide finalmente tornare la luce al tocco di Giulio che le tolse la benda. “Come prevedevo caro, questa maldestra signorina non ha saputo resistere a dare sfogo ai suoi istinti più torbidi, hai visto che spettacolo ci ha offerto prima?”, disse Silvia mentre lei li osservava per la prima volta nel loro costume adamitico originale. I neri stivali di lei erano gli unici indumenti che ancora avevano addosso. Non doveva toglierseli mai, pensò ironicamente Michela. Li trovò entrambi piuttosto attraenti , non solo i loro modi insinuanti erano piacevoli ma anche la loro carnalità era ben disegnata nelle curve sinuose di lei e nell’ asciutta silhouette atletica di lui. “In effetti non credevo di essere costretto a slegarla per permetterle di sfogare la sua libido incontrollata cara, avevi ragione tu quando mi dicevi che Michela era priva di qualsivoglia freno inibitorio.” Rieccoli nelle loro ambigue analisi, pensò, che se da un lato trovava del tutto artefatte dall’ altro non mancavano mai di provocarle una reazione stuzzicante nella sua mente e nel suo corpo. Le piaceva questo gioco teatrale, ormai le era perfettamente chiaro. Ed era sempre Silvia ad attizzare in modo malizioso la discussione, notò ad alta voce: “Ditemi voi signori se nella condizione in cui mi avevate posto mi era possibile resistere a soddisfare il giusto piacere che mi avete provocato. E non posso non notare come nelle cause riguardanti la pubblica decenza le donne siano sempre in primo piano in termini di severità giudicante.”, disse rivolta a lei che si compiacque di quel complimento. “E’ vero, e la storia giudiziaria lo dimostra, sappiamo essere le più inflessibili giudici della moralità ogni volta serva la nostra competenza in materia. Ma lo imparerai tu stessa sulla strada del tuo tirocinio, cara.” “Comunque ora come da te richiesto in precedenza ti sarà data la possibilità di osservare senza veli il nostro piacere, spero vivamente che ce ne darai la possibilità visto che hai già avuto la tua parte in merito.”, fu Giulio a rivolgersi a lei mentre nuovamente Silvia gli si avvicinava con feline movenze. Le mani di lei furono sui suoi fianchi, sulle sue natiche e sulla sua schiena mentre lui si gongolava armeggiando con la bocca sulle spalle e il collo di lei, scendendo pigramente sui seni per baciare e mordicchiare la sua pelle di velluto rosa appena abbronzata. Erano di fronte a lei e Michela tornò ad agitarsi interiormente per quel nuovo spettacolo che le veniva offerto. Il suo piacere non si era ancora sopito del tutto che già questo loro nuovo gioco tornava a destarne le tracce. Ora guardava Silvia avvinghiarsi e stringere il corpo statuario di lui e indugiare a lungo sulla sua pelle con la lingua e i palpeggiamenti sempre più arditi. Le provocazioni della bionda sortirono ben presto gli effetti da lei sperati e Giulio si attivò nel reagire agli assalti di lei con una passione via via più tenera e violenta, che in breve tempo la imbrigliò in un vortice di mani impetuose che la aggredirono dolcemente non risparmiandone che pochi lembi di pelle. Silvia si lasciò cadere sulla poltrona sotto la spinta sempre più veemente di lui. Michela li osservava sentendo una nuova scossa interiore risalirle verso l’ esterno, quei due non solo sapevano giostrare molto bene tra i preliminari fatti di parole e accenni ma anche nella seconda fase dell’ amore la loro abilità era pari alla mancanza di fretta che palesavano. Ancora una volta la sua mano discese pigramente sull’ addome e tastò con le sue dita affusolate la sensibilità del suo clitoride che diventò subito ricettivo a quel nuovo impulso. Aveva appena iniziato un movimento tra l’ adagio e l’ allegro sul suo sesso che i due accesi amanti decisero di cambiare posizione e staccarsi dalla poltrona, chissà che avevano in mente questa volta, pensò. Silvia carezzava la superficie liscia e dura della scrivania e con l’ altra mano il sesso turgido di lui, non avrebbero mica….. Ma prima di verificare le loro intenzioni diedero un lungo sguardo congiunto verso Michela. Lei li guardò entrambi con occhi già molli per il nuovo imminente piacere che la circondava in ogni angolo di quella stanza. “Hai visto, caro, ancora una volta non si è saputa trattenere quella scostumata, eccola dare di nuovo spettacolo davanti a noi.” Ci risiamo, pensò Michela, il gioco proseguiva, volevano ancora coinvolgerla in qualche strana situazione per aumentare il loro piacere che già pareva voler consumarsi. Stavolta non avrebbe più nemmeno simulato sorpresa per ciò che le andavano preparando perché sapeva già che qualsiasi cosa fosse stata le sarebbe piaciuta, così li anticipò sempre intenta nel suo gesto autoerotico: “Vi chiedo scusa, signori. Le mie mani non possono davvero resistere davanti all’ allettante spettacolo che mi state dando, perdonatemi se potete. E se proprio non potete vi scongiuro di non negare stavolta che le mie mani siano libere di vagare per il mio corpo, non potrei accettarlo e sono sicura che nemmeno il vostro ego erotico lo potrebbe.” I due amanti valutarono le sue parole avvicinandosi a lei e non staccando mai i propri corpi stretti in un abbraccio intricato. “In effetti gli argomenti dell’ imputata hanno una loro logica, non credi cara? Ella lega la propria possibilità di piacere alla nostra e di conseguenza ci stimola a dare il massimo, non sarebbe giusto negarle il piacere che noi stessi le provocheremo.” Silvia ora la guardava con occhi freddi e divertiti, mentre rispondeva a lui: “Si ammetto che il piacere è l’ unica cosa che non potremmo negare alla nostra imputata, ma c’è il pericolo che liberandola ella fugga. Non deve succedere, non trovi?” Chissà cosa andava progettando adesso quell’ affascinante vipera, meditò Michela, la stava occhieggiando con malignità. La riteneva responsabile di aver interrotto quel duetto con Giulio, e ce l’ aveva con lei. Di questo Michela ne provava ulteriore piacere. “Faremo in modo che possa godere dei nostri sollazzi e nel contempo non possa essere tentata di parteciparvi direttamente.”, ribattè lui. “Ottimo, avvocato, io propongo di legarla ben stretta, non voglio correre alcun rischio”, disse lei sorridendo crudelmente a Michela che la guardò quasi con riconoscenza, ogni nuova parola di lei non faceva che aumentare il suo desiderio di sentirsi in loro potere purchè non le negassero il piacere. “Si abbiamo qualcosa che fa per lei, cara. Mi pare siano nel secondo cassetto in basso della scrivania. Vorresti prenderle per cortesia?” “Subito, mio caro. Approvo la tua scelta.” Nel frattempo Giulio liberò la mano sinistra di Michela dalla seta che ancora la intrappolava, per la prima volta dopo un’ ora era completamente libera, anche se le sembravano passati secoli. Lei si liberò rapidamente della camicetta e si sfilò la gonna rimanendo solo con le sue mutandine abbassate sulle cosce in una posa da studentessa di prima liceo ai primi approcci con le proprie fantasie erotiche. Silvia tornò facendo schioccare accortamente i tacchi, e le si presentò davanti con un lungo fascio di cordicelle che pareva senza fine. “Con queste non scapperai da nessuna parte, cara.”. le disse con quel suo mezzo sorriso irridente. Lei la guardò stupendosi della sua stessa reazione giustificata solo dalla sua sempre più viva eccitazione:”Hmmm….lègami pure si, è solo in questo modo che potrai impedire che io partecipi ai tuoi giochi amorosi. Sono certa che tuo marito non disdegnerebbe, Silvia.” “Bene cara, credo allora sia la cosa migliore da fare!”, le disse con tono stizzito simulando maliziosamente una finta gelosia. Passò una delle due cordicelle a Giulio e si misero accanto alla poltroncina di Michela, lei di spalle e lui di fianco. Vide la corda tesa tra le dita di Silvia scendere dinanzi al suo viso ed appoggiarsi sui suoi seni mentre Giulio la passava sulle sue cosce e sotto la poltroncina. Lei allargò ancor più le gambe per garantirsi un movimento più agevole attorno al suo sesso. Al secondo giro di corda di Silvia sentì una forte compressione sui seni che le fece rizzare ed indurire i capezzoli già in fibrillazione. Quella gentil dama stava stringendo con energia e il suo viso colorito segnalava che ne stava provando piacere: “Scusa se non ti ho legata sull’ addome cara, sai temevo che avresti avuto problemi di pancino.” “Mmmm…..sei una carogna sai….e mi piace da morire”, le replicò titillandosi subito un capezzolo mentre la bionda finiva di legarla assicurando le corde dietro lo schienale della poltrona. Silvia non resistette all’ eccitazione indottale dalle sue parole e le prese l’ altro capezzolo stringendolo e torcendolo tra le unghie per qualche secondo, non mollando la presa prima che Michela ebbe lanciato un acuto urletto liberatorio. Ora era impacchettata per bene, era la prima volta che provava quelle strane sensazioni ma le trovava estremamente piacevoli, specie quella morbida stretta sulle sue tette le piaceva, e il fatto di avere le mani libere le consentiva di assaporarne appieno gli effetti. I due avvocati nuovamente eccitati ricominciarono le loro moine fatte di toccamenti e sospiri davanti a lei, ella li guardava compiaciuta delle conseguenze tattili che aveva su di lei quell’ esibizione. “Caro andiamo sulla scrivania….”, disse Silvia a bassa voce ma non abbastanza per non farsi udire da Michela. “Uhmm ok ma starò comodo se non ti dispiace…” “Questa piccola impudica invece se ne starà qua, le sarà consentito di guardare…se vorrà”, disse lei voltandosi un attimo verso Michela. I due fecero per allontanarsi da lei ma furono subito richiamati dai gemiti lamentosi di lei, che senza parlare indicava con la mano il frustino appoggiato sul tavolo. “Credo che Michela si stia innamorando del nostro strumento preferito, tesoro”, disse lui. “Bè penso che non dovremo negargli quella soddisfazione , anzi sono certa che col tempo saprà apprezzare sempre di più le possibilità che le offre quel bell’ oggetto di pelle”, ribattè lei mentre lui le appoggiava il frustino sul bracciolo della poltrona. I due amanti ormai prossimi a raggiungere quello stadio avanzato di voluttà reciproca si trascinarono letteralmente sulla scrivania avvinghiandosi l’ un l’ altra in un abbraccio inestricabile di membra e umori tattili. Lui si distese sulla dura base di radica del mobile e lei sopra ad assaporare il sesso rigonfio di lui e le sue mani forti sui suoi fianchi e sui suoi piccoli seni, mentre quelle di lei gli esploravano il torace, il viso in una ricerca spasmodica dell’ armonia delle forme. Michela li osservava rapita da quel turbinio di passione, di carne e spirito fusi nella ricerca dell’ assoluto. Scrutò attentamente l’ impugnatura del frustino, la sua sagoma elegante e compatta, nera e lievemente rugosa. Le sue mani che già da tempo pregustavano una seconda ondata di piacere ebbero un sussulto e decisero di riposare le dita in quell’ assalto finale al nirvana dei sensi. Impugnarono il nero strumento dalla parte opposta e lo avvicinarono furtivamente alla bocca del suo sesso, saggiandone il gradimento. La prima impressione fu subito deliziosa ed ella fece lentamente risalire il manico lucente del frustino entro di sé, notando con grande piacere come fosse più lungo di quanto appariva, sembrava non finire mai. Il suo ritmo si impose di allinearsi a quello dei due amanti stretti sul tavolo, voleva una sintonia perfetta tra il suo e il loro piacere. L’ altra mano le massaggiava i seni compressi da quel giro di corde che crudelmente lei le aveva imposto e che le manteneva i capezzoli costantemente in stato di incendio imminente. I gemiti di Silvia e i mugugni di Giulio stavano arrivando al capolinea, lo percepiva, e il suo ritmo aumentò di pari passo col loro, ora lo stantuffare del frustino dentro lei raggiungeva ritmi frenetici e con esso il suo umido piacere affluiva verso il basso. Giunse al punto di massimo sforzo e gradualmente rallentò il ritmo proprio mentre i due soci si abbandonavano agli ultimi sospiri spostandosi sul divanetto e rilassandosi uno sull’ altra e rigirandosi in quella superficie ora ben più morbida. Quando i loro corpi si fermarono del tutto nel silenzio più dolce dell’ amore ella aveva finito le residue energie, era sfinita e mai le era capitato di esserlo in modo più estasiante che in quel lungo pomeriggio. Quando si furono rivestiti e riassettati guardò la pendola, erano le 18 e 20. Forse c’era ancora il tempo per terminare quell’ importante relazione di lavoro prima di cena. L’ avrebbero fatto?

 

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